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Saranno 6,4 miliardi gli oggetti connessi nel 2016 e l'IOT varrà 11000 miliardi di dollari nel 2025

30 Agosto 2016

3 min: tempo di lettura

La società d’analisi Gartner prevede una forte crescita del mondo IoT: oltre 3.000 miliardi di dollari verranno spesi su servizi IoT entro il 2020 e - per quella data - le unità connesse saranno quasi 20,8 miliardi.

Saranno 6,4 miliardi gli oggetti connessi nel 2016 e l'IOT varrà 11000 miliardi di dollari nel 2025 (Desktop)

Nel 2016, 6,4 miliardi di oggetti connessi saranno usati in tutto il mondo, il 30% in più rispetto al 2015; le unità saranno 20,8  miliardi entro il 2020. Nel 2016, ogni giorno saranno connessi 5,5 milioni di nuovi oggetti. Queste le cifre da capogiro stimate da Gartner a novembre 2015, secondo le quali per l'Internet of Things (IoT) saranno spesi 235 miliardi di dollari nel 2016, + 22% rispetto al 2015.

In questo contesto, la parte del leone la faranno le categorie professionali, ma la crescita sarà veloce anche per servizi di connettività, service provider di comunicazione e servizi consumer.

Secondo Jim Tully, vice presidente di Gartner ed esperto di IoT, il mondo enterprise dovrà aver chiara la strategia di business da perseguire e dovrà formare team di specialisti dedicati, meglio se multi-disciplinari e provenienti da diversi dipartimenti, prima di tuffarsi nel mondo IoT.

I servizi saranno il motore della crescita, porteranno alla nascita di una nuova offerta per utenti finali, aziende e vendor. “A parte le auto connesse, i consumatori continueranno a utilizzare un numero sempre maggiore di oggetti connessi, mentre le imprese dovranno investire cifre sempre più elevate: Gartner stima che saranno 4 miliardi gli oggetti smart usati nel mondo consumer nel 2016 e arriveranno a essere 13,5 miliardi nel 2020”.

In termini di spesa, i consumatori nel 2016 investiranno 546 miliardi di dollari, mentre l'utilizzo di oggetti connessi da parte delle imprese muoverà l'anno prossimo 868 miliardi di dollari.

Per il mondo enterprise, Gartner ha individuato due differenti categorie di oggetti connessi: quelli cross-industry, adatti cioè a diverse tipologie di settori, oppure quelli verticali, specifici per un solo determinato segmento applicativo. Da qui al 2025 il mercato globale dell'IoT potrebbe valere dai 3.900 agli 11.100 miliardi di dollari all'anno.

Ma sarà decisiva l'interoperabilità di sistemi e piattaforme e la capacità di analizzare i dati per migliorare i processi decisionali.

Il potenziale dell'IoT è enorme, ma il raggiungimento delle cifre da capogiro stimate (11.100 miliardi nel 2025) richiede alcune condizioni e il superamento degli ostacoli tecnici, organizzativi e normativi. È questo, in sintesi, ciò che emerge dal report “The Internet of Things, mapping the value beyond the hype”, pubblicato dalla società di consulenza strategica McKinsey analizzando più di 150 casi a livello globale.

Non tutti i settori saranno ugualmente interessati dal fenomeno Internet of Things: McKinsey ha esaminato nove ambiti di applicazione e ha stimato che muoveranno il mercato soprattutto le applicazioni nelle fabbriche (qui la stima migliore è di 3.700 miliardi di dollari di impatto economico), le smart city (1.700 miliardi), le applicazioni per le persone come quelle per il fitness (1.600 miliardi), il mondo retail (1.200 miliardi). In coda ci sono le applicazioni negli ambienti di lavoro (930 miliardi di dollari), i trasporti (850 miliardi), la gestione dei veicoli (740 miliardi), le applicazioni domestiche (350 miliardi) e negli uffici (150 miliardi).

Le applicazioni B2B dell’Internet of Things potrebbero contare per il 65-70 percento del mercato, lasciando il resto al mondo consumer.

Per raggiungere questi risultati, però, è necessario mettere in campo alcuni elementi. Il primo, messo in evidenza dalla ricerca, è l’interoperabilità tra i sistemi: in media il 40 percento del valore potenziale di una soluzione sta proprio nell’interoperabilità, valore che sale al 60 percento in alcuni ambiti specifici.

Altro spazio di miglioramento è nel come sfruttare i dati dei sistemi IoT: secondo McKinsey al momento non tutti i dati vengono utilizzati. Ad esempio, su una piattaforma petrolifera che ha 30.000 sensori, solo l’1% dei dati viene esaminato. Questo perché l’informazione è usata principalmente per rilevare le anomalie e non per azioni di controllo, ottimizzazione e previsione che, invece, forniscono il massimo valore.

L’IoT ha un grande potenziale nelle economie in via di sviluppo, che potrebbero generare quasi il 40% del valore.

La digitalizzazione di macchine, veicoli, e altri elementi del mondo fisico è una idea molto potente che sta già cominciando ad avere un impatto reale, cambiando come le merci sono fatte e distribuite, come i prodotti sono serviti e raffinati, e anche come i medici e i pazienti gestiscono salute e benessere. Ma il dispiegamento completo di tutte le potenzialità richiederà l’innovazione dei modelli di business, richiederà investimenti, nuovi talenti e strategie basati su sinergie e collaborazioni tra tutti gli attori, pubblici e privati.

Si ringrazia Digitalic per il contributo.

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