Il green conviene e fa bene all’economia

26 Aprile 2016

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Le aziende sono pronte a una rivoluzione green? Ecco perché intraprendere una strategia attenta all'ambiente fa bene ai conti aziendali e anche alle relazioni con i clienti

Il green conviene e fa bene all’economia (Desktop)

Siamo nell'era dell'economia verde (Green Economy), che oltre ai benefici di un regime di produzione prende in considerazione anche l'impatto ambientale e i potenziali danni prodotti dall'intero ciclo di trasformazione di un prodotto, dell'estrazione delle materie prime, passando per il loro trasporto e trasformazione in energia e prodotti finiti, fino allo smaltimento. Questo vale per il settore della tecnologia, così come per tutti gli altri. Nessuno escluso.

I governi di 65 Paesi hanno già messo in atto politiche e strategie green (dati Unep 2014), l'adozione delle energie rinnovabili contribuisce in misura consistente alla produzione elettrica globale e la nostra società mette in atto sempre più di frequente strategie per contrastare il riscaldamento globale. In tutto questo, dove si inseriscono le imprese? Sono consapevoli del loro impatto sull'ambiente e scelgono le tecnologie di conseguenza?

Alcune sicuramente sì, hanno iniziato un percorso virtuoso di coscienza, controllo e riduzione dei consumi, anche in forza di alcune certificazioni richieste per la partecipazione a gare pubbliche. Di sicuro, però, la bolletta è un buon punto di attenzione da cui iniziare un ragionamento. Si sta affermando una coscienza greentrasversalmente in tutti i settori - ed è sempre maggiore anche una consapevolezza in termini di efficientamento economico per l’azienda.

Il controllo e la riduzione dei consumi sono componenti economiche fondamentali.

L'attenzione al tema dipende spesso dai ruoli in azienda: Ceo e Cfo sono sempre più consapevoli dell’importanza dell’ecosostenibilità per gli impatti sui risultati aziendali. In particolare, sta aumentando la necessità di adeguare tutti i processi alle nuove normative e di sfruttare incentivi governativi disponibili per le innovazioni tecnologiche green. Sta crescendo l’importanza di certificare consumi ed emissioni di gas ad effetto serra di tutto il processo produttivo. 

Ciò che frena l'adozione di tecnologie eco-friendly sembra essere prima di tutto il budget. Troppo spesso non si ha a disposizione un procedimento di calcolo che consideri tutte le variabili e i costi sembrano essere proporzionalmente troppo elevati, soprattutto in una fase di investimenti iniziali.

Bisogna pensare però che un investimento verde porterà a dei ritorni, si a livello di contrazione dei costi, sia a livello di immagine aziendale.

Non dobbiamo dimenticare infatti che viviamo in un momento storico in cui l'esplosione dei social media si accompagna alla crisi economica e alla crescente attenzione di cittadini e consumatori verso comportamenti più responsabili, green business o di sviluppo sostenibile.

I social media rappresentano un'incredibile occasione per creare consenso, costruire comunità, fare denuncia, in un modo partecipato impensabile prima. Per le aziende che vogliono posizionarsi come responsabili, attente al pianeta e alle persone, la sfida è durissima.

I social media infatti favoriscono la relazione, il confronto, l'apertura. Amplificano però non solo la voglia di partecipare, ma anche quella di denunciare, di scoprire quello che non va. La parola d'ordine diventa “trasparenza” e sui temi verdi è più che mai opportuno essere onesti. I commenti negativi sono inevitabili. Il punto è non tirarsi fuori, non nascondersi, rilanciare la propria opinione e il proprio impegno. 

Quando si tratta di green business e sviluppo sostenibile - al di là delle diversità di motivazioni, visione e impegno - si ha a che fare innanzitutto con la fiducia, con un rapporto reciproco che si instaura con i propri clienti. E la fiducia ha bisogno di tempo per dirsi tale; mentre occorre pochissimo per distruggere un capitale di reputazione e onorabilità.

Gli studi dimostrano che cittadini e consumatori vogliono innanzitutto fatti e risultati, ma d'altro lato chiedono anche alle imprese di proporre una visione condivisibile del mondo.