Computer e stampa, consumi da ridurre

30 Aprile 2015

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Qual è il fabbisogno di energia giornaliero del proprio computer? E del pc portatile? E della stampante?

Computer e stampa, consumi da ridurre (Desktop)

Qual è il fabbisogno di energia giornaliero del proprio computer? E del pc portatile? E della stampante? Domande semplici, nella loro sostanza, ma che per la stragrande maggioranza di chi questi oggetti li usa ogni giorno suonano come quesiti irrisolvibili. Eppure i costi associati alla voce consumi (di corrente elettrica) e alla mancata produttività del singolo utente mobile possono essere (se pensiamo a un’organizzazione con centinaia o migliaia di addetti) anche molto ingenti. A questa problematica la tecnologia risponde da tempo. Le macchine, computer o stampanti che siano, hanno fatto passi da gigante in fatto di efficienza energetica, per aumentare il loro livello di prestazioni e per soddisfare i requisiti di questa o quella certificazione.

In campo printing un esempio è la tecnologia Page Wide, utilizzata da Hp. Si tratta di un sistema a getto d’inchiostro che prevede l’impiego di una testina di stampa fissa da 40mila ugelli larga quanta l’intera ampiezza della pagina capace di trasferire simultaneamente i quattro colori degli inchiostri pigmentati durante il passaggio del foglio. Il plus? Elimina la presenza del carrello di movimentazione e del rullo fusore, riducendo il consumo di energia. I benefici? Maggiore produttività (a specifica si parla di 70 pagine al minuto in modalità "general office"), riduzione della rumorosità d’esercizio e un saving sui costi del 50% per pagina. Aggiungiamoci una più lunga autonomia (fino a 10mila pagine per il nero e 6mila pagine per il colore) e il peso più contenuto delle cartucce ed ecco che parlare di eco-sostenibilità per una macchina da ufficio ha senso compiuto.

Il fattore green applicato ai computer presuppone sostanzialmente un’innovazione a livello di chip, anche se schermi, sensori e applicazioni incidono parecchio sui consumi. Intel è una delle aziende che più ha caratterizzato il processo di ottimizzazione dei chip ma anche la storica rivale Advanced Micro Devices (Amd) ha qualcosa da dire in proposito. Incrementare di 25 volte, nei prossimi sei anni, l’efficienza energetica dei processori destinati a pc, server, apparati embedded e device mobili è infatti la promessa delle cosiddette Apu (Accelerated Processing Units), le unità che combinano in un’unica fettina di silicio la componente grafica e quella di elaborazione.

Dove sta il segreto di un miglioramento così evidente? In tre fattori: l’ottimizzazione a livello di design dei chip, nuove tecnologie per abbattere la dispersione di energia e un’architettura di "heterogeneous" computing che combina i core di calcolo seriali della Cpu e quelli paralleli della Gpu. Mettendo insieme queste tre risorse, questa almeno la convinzione di Amd, si potrà superare di almeno il 70% per il 2020 il trend di miglioramento dell’efficienza energetica dei semiconduttori definito dalla legge di Moore. Quanto potrà impattare tale innovazione sulle logiche di "power management" di grandi multinazionali, enti governativi e produttori di device? La risposta, anche questa volta, può essere pescata nei numeri: i circa tre miliardi di pc in attività sul pianeta utilizzano più dell’1% di tutta l’energia consumata a livello globale. E più dei pc consumano, pesando per circa l’1,5%, i 30 milioni di server in esercizio nei data center che ospitano dati, applicazioni e servizi cloud

Che peso può avere questa "scoperta", infine, nell’economia dell’industria digitale e quanto impatterà direttamente sull’efficienza dei dispositivi e dei consumi energetici globali? Tante le possibili risposte, perché tante sono le possibili applicazioni dei semiconduttori in un’era che sarà segnata dall’esplosione del numero di device e oggetti connessi a internet e dalla corsa in avanti quasi esasperata delle funzionalità intelligenti delle macchine, dal linguaggio naturale al riconoscimento di voce e gesti.

Se guardiamo a un aspetto puramente numerico, il fatto che negli ultimi sei anni la stessa Amd sia riuscita ad aumentare l’efficienza dei propri prodotti "solo" di circa dieci volte ci rivela come il salto in avanti (tecnologico) di cui sopra sia potenzialmente enorme. E probabilmente in grado di cambiare i paradigmi alla base della progettazione e dell’ingegnerizzazione dei prodotti di computing.

Si ringrazia il Sole24Ore per il contributo

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