Come la mobility sta cambiando le aziende italiane

15 Giugno 2016

3 min: tempo di lettura

Il mobile ha modificato in modo “massiccio”, concreto e radicale il tessuto del nostro Paese nel suo modo di lavorare. Anche se c'è ancora un forte divario tra grandi imprese e Pmi

Come la mobility sta cambiando le aziende italiane (Desktop)

 

Le aziende devono stare al passo coi tempi, anche quando questo significa modificare i propri processi chiave. La mobility ha reso possibile lavorare ovunque e in qualsiasi momento. Dal punto di vista del business e della produttività è stata senza dubbio una svolta epocale e, in secondo luogo, anche una trasformazione culturale che, per la prima volta, deriva dal mondo della nostra quotidianità (la mobility come fenomeno di massa è nata prima in ambito consumer).

Di fatto, oggi, oltre il 90% dei lavoratori utilizza smartphone o tablet, in qualsiasi momento. E infatti le tecnologie mobile hanno fatto il loro ingresso in azienda anche grazie agli utenti stessi, che hanno approfittato delle nuove possibilità offerte dai moderni dispositivi per organizzare le loro attività in modo più agevole. Il paradigma del Bring Your Own Device (Byod) è il punto cardine di quello che oggi viene riconosciuto come smart working. Le imprese hanno imparato a misurarsi con il Byod e a fare i conti con un numero sempre più alto di richieste di accesso alla rete e alle risorse aziendali, quali e-mail, file server e database. Hanno dovuto definire nuove procedure di registrazione per le configurazioni dei dispositivi, garantire la massima autonomia agli utenti e monitorare allo stesso tempo il traffico delle informazioni dei device in uso.

Gli italiani sono sempre più “mobili”

Le imprese che hanno abbracciato la mobility hanno perseguito grandi benefici in termini di efficienza. Il principio è quello di aumentare la produttività, permettendo ai lavoratori di conciliare meglio le attività professionali con la vita privata. Pensiamo - ad esempio - alle forze vendita, che non devono più passare dall’ufficio per inserire gli ordini nel sistema o aggiornare listini, brochure di prodotto e altro ancora. Grazie a notebook e a tablet si può mettere a frutto tutta la giornata fuori dall’ufficio e minimizzare i tempi morti.

La linea di demarcazione tra tempo libero e lavoro non è più così netta. Portiamo sempre con noi il nostro mondo e le relazioni sociali. I ritmi di vita sono frenetici e la tecnologia è diventata il supporto naturale di questo cambiamento. E infatti gli italiani sono lavoratori sempre più “mobili”, come dimostrano i dati recenti.

Nel 2015, il 17% delle grandi aziende ha messo in atto progetti strutturati di smart working (era l'8% nel 2014). Un'impresa su due ha adottato iniziative tese a creare maggiore flessibilità, come policy su orari e spazi di lavoro, dotazione tecnologica a supporto, revisione del layout degli uffici o interventi sugli stili di leadership. A queste si aggiunge il 14% di grandi organizzazioni che hanno progetti per il futuro e un altro 17% che hanno avviato iniziative di flessibilità rivolte solo a particolari profili o esigenze delle persone (dati Doxa, ottobre 2015). Quasi una grande impresa su due, quindi, sta andando in modo strutturato o informale verso questo nuovo approccio all’organizzazione del lavoro.

Tra le Pmi italiane, però, la diffusione risulta molto più limitata: solo il 5% ha già avviato un progetto strutturato di smart working, il 9% ha introdotto informalmente logiche di flessibilità e autonomia; oltre una su due non conosce ancora questo approccio o non si dichiara interessata. Gli strumenti tecnologici più usati per abilitare lo smart working sono i device mobili - pc portatili, tablet o smartphone - che consentono di lavorare anche fuori dalla postazione, sia all’interno che all’esterno della sede aziendale. Sono già presenti nel 91% delle grandi imprese (e nel 49% delle Pmi). Diffusa è anche la flessibilità di orario, presente nell'82% delle grandi organizzazioni e nel 44% delle Pmi. E poi la social collaboration tra colleghi (tramite social network, forum/blog, sistemi di chat o instant messaging, web conference, sistemi di condivisione dei documenti), attivata già dal 77% di grandi imprese e dal 34% di Pmi.

Un progetto che introduca la mobility nell’operatività aziendale certamente pone importanti sfide all’IT. Il rischio principale è quello di affrontare in modo superficiale la trasformazione di processi, servizi e modalità di lavoro che questo comporta. Per sfruttare pienamente i vantaggi della mobility è necessario garantire accessibilità ai dati ovunque, in ogni momento, con qualsiasi tipo di strumento – inclusi i dispositivi di proprietà del dipendente, se si applicano politiche di Byod. Non si può quindi lasciare nulla al caso, adottando soluzioni che garantiscano la protezione dei dati, delle applicazioni e dei sistemi aziendali, dell’accesso alla rete.

Ringraziamo per il contributo Francesca Ungaro.